Una bottiglia di rum

Vedo un paio di ragazzini camminare, entrano nel mio schermo visivo, passano da sinistra a destra e poi spariscono. In direzione opposta li incrocia una signora, sembra ben vestita. C’è un che di antico nell’immagine, come una vecchia fotografia: una signora in ottone, una signora di altri tempi. Tutto prende questa sfumatura: colore della terra, color di sangue raffermo, colore della morte, colore di escrementi. Mondo infame.

«Il nuovo virus ha colpito la zona orientale del paese, il presidente ha annunciato nuove misure precauzionali…»

La signora passa con lo sguardo altero, senza curarsi dei ragazzi, strano che non abbia un cagnolino. C’è un gatto però. Il gatto dorme su un muretto che si staglia sul fondo dietro tutte le figure. In un mondo ideale ci sarebbe il sole, perché il gatto sembra sdraiato a goderselo.

«Il ministro dell’economia ha varato una misura straordinaria per far fronte all’inasprirsi della crisi economica…»

Dalla radio passano solo cattive notizie, chi lo sa, avranno ragione loro. Non posso confermare, né affermare il contrario. La fessura da cui guardo è così piccola che non posso capire cosa faranno quei ragazzi o quella signora tra un minuto, figuriamoci se posso vedere che fa il mondo. Sono inchiodato qua, su questa sedia davanti a questa finestra con solo quella maledetta radio a farmi compagnia. Ed è tutto marrone. 

«Nuovo femminicidio nella notte, si tratta di una giovane donna uccisa dal marito…»

È davvero possibile che non ci sia una buona notizia? Possibile che fuori sia tutto di questo colore mortale? Ma chi ha messo questo cazzo di filtro davanti?

O diamine, aspetta un attimo, ma da quando la bottiglia sta qua? Chi ce l’ha messa? Devo averlo fatto io prima che mi inchiodassero alla sedia. Sì, possibile. Devo aver pensato che se proprio devi star bloccato e subire e basta, meglio avere davanti una buona bottiglia di rum. Ma guarda, devo aver anche pensato che il rum dà questo filtro anticato, che rende tutto un po’ più magico e poetico, che forse nell’antico c’è il ricordo del meglio. Beh, mi sbagliavo e sono stufo cazzo di vedere tutto del colore della merda. Sono inchiodato qui e gli spazi sono stretti, non posso neanche spostarla questa bottiglia… e spostarla per metterla dove poi? In fondo si tratta sempre di un ottimo rum. Ok, ho deciso, me la scolo. Se rimane solo il vetro potrò vedere tutto senza filtro.

«La nuova ondata di razzismo non si ferma. Ieri sera un gruppo di estrema destra ha fatto irruzione in un centro di accoglienza colpendo con spranghe gli ospiti immigrati. Tutti gli uomini indossavano dei passamontagna…»

Buono questo rum. Almeno questo me lo hanno sempre concesso: scegliere la qualità migliore, direttamente dalla Giamaica. Ci vorrebbe un po’ di ghiaccio, per non dire una fetta di lime e un po’ di zucchero. Bei tempi quelli del daiquiri. Però guarda guarda…là fuori la merda sembra svanire… il gatto pare illuminato… aspetta il fondo è ancora terroso, devo abbassare il livello… hmm leccarsi le labbra dopo l’ultimo sorso è un gesto sublime ed erotico insieme. 

Porco mondo vuoi vedere che c’è il sole davvero fuori? Ma quella sarà sempre la signora in ottone? No, deve essere una ragazza, che cavolo non si vede bene, c’è il vetro offuscato. Certo che la gente non sta mica bene, sembrano tutti barcollanti. Il sole, poi. Il sole sembra una cosa bella, ma guarda te, sta sciogliendo il muretto e dove se ne andrà il gatto quando il muro si sarà sfatto del tutto? I gatti non sono stupidi, hanno il sesto senso, mica come le persone, se ne andrà prima che accada. 

«Si stima che per il 2050 i danni del riscaldamento globale saranno irreversibili…»

Certo che a guardare il mondo fuori ti viene la nausea. Non c’è mica possibilità di qualcosa di buono, o lo vedi di merda o lo vedi senza definizione. Non c’è un cazzo di mondo sano là fuori. Meno male che non mi posso alzare, va’, qua sto molto meglio e a che mi serve poi alzarmi? Per andare là fuori a vedere cosa? Qui ho tutto quello che mi serve e sono molto più sicuro. 

«Ancora tre specie a rischio di estinzione, si tratta del panda gigante, del leopardo delle nevi e…»

Che bei tempi quando me ne andavo a caccia. Che esco a fare, tanto non si può fare più neanche quello e poi non ci sarebbero certo le avventure di una volta. Ora è tutto automatico, tutto finto, non hai il gusto del vero pericolo, non ti metti alla prova come uomo… mondo infame è finito anche il rum e non mi posso alzare, mi hanno inchiodato. Mi hanno inchiodato.

 – Ernest sei pronto? tocca a te, Ernest dai alzati! –  Lo conosco questo qua, stava fra quelli che mi hanno portato qui. 

 – Ernest dai, è il momento del tuo intervento. Ma che cazzo, ti sei bevuto l’intera bottiglia? Dovevo portatene solo un bicchiere accidenti… che figura ci fai adesso con questi?… dai alzati!

Ma che figura e figura. Tu fammi alzare da questa sedia e lo sentiranno tutti il grande Hemingway. Io c’ero quando al mondo c’era il sole vero, quando l’avventura era vita, Hemingway ha visto il mondo. Glielo racconto io il mondo! È solo che questi chiodi, questi chiodi proprio non riesco a toglierli.  

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