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Articolo – Purificare la mente

Articolo – Purificare la mente

Lo yoga ha una natura estremamente versatile ed è per questo che nella storia ha visto così tante evoluzioni, cambiamenti e adattamenti. Ciò si deve forse al carattere stesso dell’India, in cui una mentalità inclusiva permette di accogliere ogni novità all’interno di un sistema già formato. Di fatto lo yoga non solo si presta a numerose varianti, ma ingloba facilmente nuove tecniche quando queste siano finalizzate allo stesso scopo per cui si pratica quel tipo di yoga.

Forte di questa consapevolezza, nell’audio “Il metodo catartico” ho utilizzato tecniche derivate dal Qigong e dallo sciamanesimo, oltre alle tradizionali pratiche yoghiche, per operare una rappresentazione della catarsi, che rientra nello scopo dello yoga concepito come percorso di conoscenza di sé.

 

Catarsi

 

Il termine catarsi viene dal greco e significa “purificazione”. Nell’antica Grecia la parola assunse un significato simbolico e passò dall’indicare una purga potentissima per purificare il corpo a un modello di purificazione della mente e dell’anima. Questo concetto è tornato in auge poco più di un secolo fa con la nascita della psicoanalisi. 

«Il termine “catarsi” è stato ripreso da Sigmund Freud e Joseph Breuer nel 1895, negli Studi sull’isteria, per indicare la liberazione di emozioni in pazienti ansiosi, grazie al recupero di particolari pensieri o ricordi biografici. I due studiosi avevano a quel tempo chiamato il procedimento da loro utilizzato, appunto “metodo catartico”» [1].

Se Freud ha aperto le porte di una nuova ricerca, i suoi successori nel tempo hanno ampliato il raggio di azione della sapienza antica all’interno della stessa indagine. A partire da Jung, che elaborò il concetto di archetipo e inconscio collettivo, passando per Lowen che nell’analisi bioenergetica capì l’importanza dell’immagine corporea della psiche, fino a Jodorowski con la sua psicomagia, che mescola lo sciamanesimo alla forza evocativa del teatro, si è tornati in un certo senso alle profonde intuizioni dei Greci. Già Aristotele infatti sottolineò come la tragedia, ossia la rappresentazione teatrale delle vicende umane, avesse un effetto catartico sugli spettatori: «Aristotele, che intende la tragedia quale mimesi, imitazione, della realtà, ne sottolinea l’effetto di purificare, sollevare e rasserenare l’animo dello spettatore da tali passioni, permettendogli di riviverle intensamente allo stato sentimentale e quindi di liberarsene» [2].

La novità delle conoscenze moderne è che la catarsi è attuata non guardando e identificandosi nell’attore sul palcoscenico, ma identificandosi e agendo come un attore sia per un solo gesto o per un vero e proprio setting [3] creato appositamente per far rivivere le emozioni o i ricordi disturbanti.

 «Nell’accezione psicoanalitica, ma anche nello psicodramma di Jacob Levi Moreno, nelle recenti psicoterapie espressive, nell’arte-terapia, nonché nel Rebirthing, il termine “catarsi” viene utilizzato sempre con il significato di “scarica, sfogo, espressione, liberazione”. Nello psicodramma e nelle arti-terapie, attraverso la rappresentazione, la persona può contattare e comprendere gli aspetti più profondi della sua realtà psicologica ed esistenziale» [4].

Anche gli āsana dello hatha-yoga si pongono nei termini di una rappresentazione psicofisica e catartica:

«Tutti gli âsana portano un nome, giacché ognuno di essi è la rappresentazione di una figura, specchio di forme animali, vegetali o semplicemente geometriche che si trovano in natura. Se si pensa a come giocano i bambini, si capisce immediatamente che il senso d’imitazione di ciò che lo circonda è un istinto naturale per l’essere umano. Per i bambini la rappresentazione corporea di un animale non si limita solamente a riprodurne la forma fisica, ma dà il senso anche delle sue caratteristiche comportamentali, della sua posizione e ruolo nel ciclo della natura e soprattutto di ciò che per il bambino tale animale rappresenta: il leone, re degli animali, è forte, incute timore; la tartaruga è capace di ritirarsi dal mondo esterno dentro il suo guscio, protetta da tutto e da tutti; l’aquila può volare alto e avere una visione perfetta e lontana. […] 

Catarsi
Simha-āsana, posizione del leone, aiuta a scaricare la rabbia

Mettere in atto un âsana significa ricostruire in una figura una rappresentazione archetipale, che per effetto del suo simbolismo eserciterà sulla psiche un’influenza catartica, contribuirà cioè a liberare da paure e memorie dolorose sepolte nella parte più profonda dell’inconscio» [5].

D’altronde la purezza fisica e mentale (shaucha) è considerata un requisito fondamentale per la realizzazione dello yogin ed è infatti una delle cinque osservanze da rispettare (niyama) negli Yoga-sūtra. Per purificare il corpo il praticante ha a disposizione tutta una serie di esercizi e pratiche nonché consigli dietetici, ampiamente descritti sin dal Medioevo nei testi dello hatha-yoga. Sempre in ambito tantrico [6], le shuddhi (purificazioni) indicano tutta una serie di cerimonie volte a purificare gli ambienti, i luoghi e il corpo stesso da svolgersi prima di dedicarsi alle tecniche yoghiche vere e proprie. 

Per la pulizia mentale le differenti tradizioni yoga consigliano la meditazione nella sue varie forme, e il mantra. In alcuni casi forniscono suggerimenti di condotta (yama) o di pensiero come avviene negli Yoga-sūtra con l’indicazione di ponderare sugli opposti, ovvero assumere un atteggiamento mentale che vada nella direzione opposta dei pensieri negativi [7]. Con le conoscenze psicoanalitiche odierne si possono sfruttare gli āsana per lavorare su emozioni specifiche, e eventualmente inglobare tecniche psicofisiche da altre discipline, che abbiano un forte carattere evocativo. Il fine sarà sempre lo stesso: ottenere una mente purificata dalle emozioni, dai pensieri e dai ricordi negativi così che da questa purezza mentale possa sorgere «l’atteggiamento lieto ed amorevole, la concentrazione, il controllo dei sensi e la capacità della visione del Sé» [8]. 

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  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Catarsi
  2. Ibidem.
  3. «Il concetto di setting nella psicologia sperimentale è volto a costruire una situazione di ricerca neutra nei confronti del soggetto. Il setting non dovrà in nessun modo influire sulla prestazione del soggetto stesso» (https://it.wikipedia.org/wiki/Setting).
  4.  https://it.wikipedia.org/wiki/Catarsi
  5. Dal mio libro “Yoga, dall’Armonia alla Gioia” ed. Magnanelli, Torino, 2012.
  6.  Si ricorda che lo hatha-yoga si sviluppa all’interno della più vasta area del Tantrismo.
  7. Yoga-sūtra, 1.33; 2.33.
  8.  Yoga-sūtra, 2.41.

 

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