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Articolo – Stare nel flusso

Articolo – Stare nel flusso

«Una storia taoista narra di un vecchio che era caduto accidentalmente in un fiume, dove la corrente impetuosa lo trascinava verso una cascata molto pericolosa. Gli astanti erano in apprensione per la sua vita. Miracolosamente il vecchio uscì vivo e senza ferite dalle acque sotto la cascata. La gente allora gli chiese come avesse fatto ad uscire sano e salvo. Mi sono adattato all’acqua, non ho cercato di adattarla a me. Senza pensare ho lasciato che mi modellasse, mulinando con la corrente ne sono uscito fuori, ecco come sono sopravvissuto» [1]. 

Senza pensare” sono le parole chiave della storia e sono ciò che accomuna questa breve storiella alla meditazione e al concetto di flusso nell’ambito della psicologia. L’idea, oggi molto comune, di fluire nella vita ha avuto il suo successo in Occidente sicuramente grazie all’influenza delle tradizioni orientali. La nostra psicologia ha trovato però la sua propria strada nella definizione di flusso con le ricerche di Mihály Csíkszentmihályi. Lo psicologo ungherese introdusse il concetto di flusso nel 1975. 

«In psicologia, il flusso, o esperienza ottimale (spesso citato come trance agonistica nel linguaggio sportivo), è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività. Questa condizione è caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento di un particolare compito» [2].

La teoria ha trovato diverse applicazioni ed è nota soprattutto in campo sportivo. La descrizione che ne danno alcuni fuoriclasse sembra vicina a ciò che hanno sperimentato molti meditatori. Così per esempio la descrisse il pilota di Formula 1 Ayrton Senna nel 1988: 

«Ero già in pole e continuavo ad andare sempre più forte… Improvvisamente ero quasi due secondi più veloce di chiunque altro, compreso il mio compagno di squadra con la stessa macchina. E improvvisamente mi sono reso conto che non stavo più guidando la macchina coscientemente. La stavo guidando attraverso una specie di istinto, solo che ero in una dimensione differente. Era come se fossi in un tunnel» [3].

Il procedimento coincide esattamente con quello della meditazione: si comincia con la concentrazione (dharanā), si escludono sempre di più le distrazioni fino a uno stato di totale e unica contemplazione dell’oggetto o del compito nel caso dello sportivo (dhyana), la mente trasborda in uno stato di coscienza alterato che toglie ogni sforzo di concentrazione e ogni sforzo fisico, elimina qualsiasi pensiero e dona un senso di beatitudine celeste, al di là della normale condizione umana. 

Il raggiungimento di tale stato, a parte rari casi fortuiti, implica un costante e continuo allenamento. Chi pratica meditazione vive più spesso un continuo alternarsi di distrazione e pacata attenzione. Ci sono però delle tecniche come la meditazione ciclica [4] guidata nell’audio “L’esperienza ottimale”, che sono strutturate in modo da indurre più facilmente un tale stato. 

In questa sequenza l’alternanza di attivazione e rilassamento mantiene vigile l’attenzione senza affaticare né il corpo né la mente.

La pratica è eseguita tutta ad occhi chiusi, in un flusso continuo attuato con estrema lentezza e consapevolezza. Ciò consente di arrivare ad uno stato di rilassamento sempre più profondo. Pur svolgendosi in shava-āsana, lo stadio finale eguaglia uno stato meditativo  evitando il rischio di cadere addormentati proprio per la costituzione dell’intera sequenza. Tutta la sessione è vissuta come un piacevole fluire, che porta a uno stato di ancor più piacevole beatitudine. 

 

Meditazione ciclica
Sulabha danda, posizione facile del bastone, uno dei passaggi della meditazione ciclica

Che il concetto di flusso si sia esteso da uno stato alterato di coscienza all’idea di assecondare il corso della vita è dovuto forse almeno in parte alla profonda saggezza acquisita dai grandi santi mediatori dell’Oriente. L’atteggiamento dei saggi orientali è un atteggiamento di condiscendenza. Il comportamento di chi, avendo vissuto quella condizione di flusso più e più volte, ha capito che metterlo in pratica anche in uno stato ordinario di coscienza è il modo migliore per traghettare sul mare della vita senza sfinirsi dallo sforzo vano di andare controcorrente. Si tratta della comprensione profonda e totale che dirigere la corrente secondo la propria volontà è mera illusione. 

Non sfidare la corrente non significa però arrendersi alla vita. Da questo punto di vista viene in aiuto il concetto greco di kairos. Secondo i Greci la saggezza si identificava in colui che sapeva cogliere il pieno della situazione e applicare le proprie competenze nell’adattarsi alle circostanze in modo da ricavarne il meglio. La vita in questo modo sembra più un gioco di attenzione e astuzia, più che un fardello da sostenere.

«Le condizioni identificate nel flusso coincidono con le condizioni di massima motivazione e prestazione riscontrate a proposito del goal setting. Se le persone si percepiscono efficaci, i compiti con obiettivi impegnativi non rappresentano un peso, ma sfide gratificanti» [5].

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  1. Storie Zen, narrate da Silvia Cecchini, ed. Collina D’Oro.
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Flusso_(psicologia)
  3. https://it.wikipedia.org/wiki/Flusso_(psicologia)#cite_note-9 .
  4. Ho imparato questa tecnica alla S-Vyasa University di Bangalore (India). Riguardo i benefici della pratica cfr. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2934575/
  5. https://it.wikipedia.org/wiki/Flusso_(psicologia) .

 

 

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