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Articolo – A cosa serve la consapevolezza?

Articolo – A cosa serve la consapevolezza?

Oggigiorno la parola consapevolezza risuona in molti diversi contesti e forse mai fino ad ora era stata utilizzata e sponsorizzata con tanta enfasi. Che si tratti di psicologia, sport o decisioni politiche, si insiste sull’importanza di effettuare scelte consapevoli, compiere azioni consapevoli.

Tanta fortuna è in parte dovuta al successo della tecnica di meditazione detta mindfulness, un derivato occidentale della meditazione vipassana di tradizione buddista. La parola mindfulness vuole essere persino “di più” della consapevolezza (detta in inglese awareness): mindful letteralmente significa qualcosa come “pieno di mente”, ovvero attento, in pieno possesso mentale di ciò che sta facendo, dicendo o pensando. Insomma, si potrebbe dire esattamente il contrario della famosa locuzione “incapace di intendere e di volere”. Ness è poi un suffisso che indica uno stato, una condizione. 

Mindful è una parola che in inglese viene usata anche per tradurre “memore” di qualcosa, aggettivo che è spesso usato per adeguare un comportamento attuale in base alle esperienze passate.

È proprio da questo collegamento che si può evincere la natura funzionale della consapevolezza.

«Gli stati di consapevolezza sono anche associati agli stati di esperienza, in modo che la struttura rappresentata nella consapevolezza si rispecchi nella struttura dell’esperienza stessa» [1].

Se infatti la mindfulness è pubblicizzata come strumento di pacificazione della mente, la consapevolezza in sé trova un uso fondamentale nella costruzione dell’esperienza. 

L’esperienza è determinata dalla consapevolezza. Un’esperienza vissuta senza consapevolezza è un’esperienza non elaborata a livello dell’intelletto, ovvero di quella parte della mente capace di osservare se stessa. Si tratta della parte che nello yoga è chiamata buddhi [2]. 

La mancata elaborazione preclude la possibilità di imparare da quella stessa esperienza, che rimane viva e attiva a livello inconscio. Ogni evento vissuto infatti è registrato dalla mente e elaborato in maniera totalmente o parzialmente inconscia. Difficilmente possiamo affermare di essere consci al cento per cento di ciò che sta accadendo in un dato momento, perché le variabili sia del mondo esterno sia del nostro inconscio sono praticamente infinite ed è impossibile sondarle tutte. Tant’è che spesso ci troviamo “col senno di poi” ad accedere a un più profondo livello di interpretazione di ciò che abbiamo vissuto in passato.

Ciononostante è la consapevolezza, per quanto parziale, che crea il ricordo di ciò che è stato vissuto e con esso la possibilità di reinterpretarlo ogni qualvolta la nostra consapevolezza si ampli con l’acquisizione di nuove esperienze e conoscenze.

Chi vive qualcosa in maniera inconsapevole ha in genere tre tipi di reazioni: non ricorda, rimuove (per esempio per un dolore che diventa appunto inconsapevole) o minimizza (nel senso che dà a quell’esperienza un significato molto meno profondo di quello che può avere).

Non è necessario ricorrere al pensiero dei traumi per capire questo meccanismo. Basti pensare all’atto di mangiare. Nell’audio “L’alimentazione consapevole” ho portato un esempio di come l’esperienza di assaporare un chicco di uvetta possa diventare un evento ricco di significato. È un esempio esasperato di ciò che oggi è chiamato “mindful eating” [3]. 

Azioni consapevoli
La lezione audio “La struttura dell’esperienza” mette in evidenza il forte legame tra esperienza e consapevolezza.

Ricordare e vivere pienamente sono due dei risvolti positivi dell’applicazione della consapevolezza. Il terzo è quello forse più funzionale e cioè la capacità di mettere in atto dei comportamenti adeguati in risposta agli eventi. 

«Poiché la consapevolezza fornisce i materiali da cui si sviluppano idee soggettive sulla propria esperienza, si dice che si è consapevoli del proprio stato di consapevolezza. Questa organizzazione della consapevolezza della propria esperienza interiore ha un ruolo centrale nell’autoregolazione».  

L’autoregolazione è sempre parte di ciò che nello yoga è chiamata buddhi, l’intelletto, la parte raziocinante e regolatrice del comportamento. Se infatti manas, la mente emotiva, reagisce di impulso o istinto, buddhi permette invece di elaborare una risposta più consona alla situazione, dettata dalle conoscenze e dalle esperienze passate. 

Qualcuno potrebbe pensare alla buddhi come a un Super-io freudiano, ma ciò svierebbe dalla visione yoghica. Non si tratta di un meccanismo mentale che risponde alle esigenze della società, alla moralità o a schemi e strutture imparate nell’infanzia e imposte più o meno inconsciamente all’ego. Secondo la teoria freudiana le esigenze del Super-Io quasi mai corrispondono all’esigenze dell’Es e molto, se non tutto di ciò che è costruito nel Super-Io è costruito inconsciamente. 

La buddhi ha una corrispondenza nella saggezza.

Si tratta di quella parte di sé che permette di distaccarsi dalle proprie emozioni in modo da poterle riconoscere e gestire, che permette di dirigere la mente verso la concentrazione, di calmare il respiro e i pensieri quando si sentono agitati. Questa autoregolazione deriva proprio dalla consapevolezza di sé, che a sua volta si costruisce con l’esperienza di sé.

Vivendo si prendono le misure di come si reagisce agli eventi e di dove portano le proprie emozioni. Le misure si raffinano quanto più si applica la consapevolezza.

In sostanza la consapevolezza di oggi si è costruita con l’esperienza e l’esperienza si è rafforzata con la consapevolezza.

Non a caso in molte società gli anziani sono o erano considerati i saggi, proprio perché hanno accumulato più esperienza. In una società, però, in cui la fretta porta a vivere tante esperienze con poca consapevolezza, ecco che si rischia di arrivare all’anzianità senza aver sviluppato abbastanza saggezza. Allora forse potremmo riconsiderare l’assunto che “la saggezza è determinata dall’esperienza” con l’idea che “è saggio chi è consapevole”. 

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  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Consapevolezza .
  2. Si veda il mio articolo “Il mio corpo mi ama”.
  3. https://it.wikipedia.org/wiki/Consapevolezza .
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