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Articolo – Il paradosso dello yoga

Articolo – Il paradosso dello yoga

Basta leggere un qualsiasi scritto sulla storia dello yoga per capire che quella che oggi è una disciplina popolare per il benessere fisico e mentale, una volta era un percorso ascetico destinato solo a pochi ricercatori.

Il grande successo odierno dello yoga risiede nella sua versatilità e nella sua flessibilità (sic!). Lo yoga ha la capacità di adattarsi a vari contesti e di generare nuove forme per nuovi scopi.

L’altro grande vantaggio sta  poi nel contemplare all’interno di sé una serie di tecniche che, spogliate delle loro velleità mistiche, si rivelano estremamente utili per la gestione della vita quotidiana: la salute migliora, le emozioni sono più controllate e di conseguenza migliorano i rapporti sociali. 

Tra i vari benefici che si ascrivono allo yoga sta anche quello di regolare il peso corporeo. Non bisogna però confondere lo yoga con una ginnastica dimagrante come certe attività aerobiche. Queste ultime si basano sul principio del “bruciare calorie”, idea assolutamente avulsa dallo yoga, per non dire opposta ai principi dello yoga. 

Lo yoga non brucia affatto calorie, anzi le risparmia e le accumula con l’idea di sfruttarle per i piani più alti della coscienza, dove l’organismo deve lavorare a un regime più alto.

Visto che ci si riferisce a quei piani come all’ “illuminazione”, si può portare come esempio una lampadina in una stanza: se la nostra “normale” esistenza richiede un’illuminazione a 200W, per poter “vedere” ai piani più alti di coscienza serve una lampada da 800W. Ciò significa che dobbiamo accumulare energia per costruire la nostra lampada! 

Come è possibile allora che lo yoga faccia dimagrire?

Tralasciando i casi in cui si usa lo yoga come ginnastica isometrica o isotonica, per cui si introducono e si ripetono esercizi dinamici o di forza, lo yoga in realtà non fa dimagrire, ma riequilibra. Riequilibrare significa portare la persona ad essere normopeso, che potrebbe voler dire anche ingrassare.

Storia dello yoga
Anuloma viloma-prānāyāma, respiro a narici alterne, aiuta a equilibrare l’organismo.

Lo yoga infatti agisce sul sistema endocrino e sul metabolismo. Lo scopo dello hatha-yoga è portare a un perfetto equilibrio delle sue funzioni. Questo non solo assicura lo stato di salute ideale e permette perciò di dedicarsi alla meditazione, senza richiami o disturbi del corpo, ma predispone il corpo “mistico” agli stati superiori di coscienza. Si ritiene infatti che solo quando le due maggiori correnti energetiche, Idā e Pingalā, siano perfettamente equilibrate, allora si può aprire il canale centrale, Shushumnā.  Si tratta del canale che segna la strada di Kundalinī, il serpente mitico simbolo dell’energia risparmiata e accumulata, che si porta verso l’alto per disporre appunto la grande lampada da 800watt! 

Lo yoga agisce sul metabolismo basale, ovvero quel meccanismo fondamentale e continuo che mantiene attive le nostre funzioni vitali: 

«Il metabolismo basale è la potenza (ossia la spesa energetica per unità di tempo) dissipata da un animale a riposo (sveglio) a digiuno, in presenza di una temperatura ambiente neutra appropriata. Il metabolismo basale comprende l’energia spesa nelle principali funzioni metaboliche vitali come respirazione, circolazione sanguigna, attività del sistema nervoso, ecc. Rappresenta circa il 45–75% del dispendio energetico giornaliero totale» [1].

Il metabolismo poi si mette poi in funzione incrementando la sua attività quando una qualunque delle azioni succitate richiede una quantità straordinaria di energia: il respiro e il cuore che accelerano per un’attività sportiva, il sistema nervoso che viene stimolato dallo studio o dalla  concentrazione intensa, ecc. Naturalmente si attiva in maniera importante quando deve digerire il cibo ingerito.  

I testi dello hatha-yoga sono a dire il vero pieni di riferimenti all’attivazione del cosiddetto fuoco gastrico, cioè del potere digestivo che è poi il potere del metabolismo.

Molte delle tecniche yoghiche tra kriyā, āsana, mudrā e prānāyāma, stimolano il fuoco gastrico, quindi fanno pensare a un aumento del metabolismo. Ciò è apparentemente in contraddizione con quanto detto finora, ovvero che lo yoga cerca di non consumare energia.

In realtà lo yoghin si preoccupa di avere un metabolismo molto attivo per essere sicuro di digerire il cibo ingerito. Nei testi si specifica per esempio come certe tecniche siano efficaci persino nel digerire i veleni. È necessario che il cibo sia ben digerito affinché lo yoghin possa rimanere leggero, non appesantito e soprattutto non intossicato (ricordiamo anche che questi testi erano scritti in India al tempo del Medioevo!). 

La leggerezza è data dal buon funzionamento del fuoco gastrico, ma anche dalla dieta moderata (mitāhāra) che prevede una serie di indicazioni alimentari adatte alla pratica yoga.

Ancora oggi chi dimagrisce facendo yoga, lo fa spesso non solo sulla base degli esercizi eseguiti, ma anche di una consapevolezza acquisita, che si estende anche a ciò che si mangia e a quanto e come lo si mangia.  

Lo yoghin ha un metabolismo molto attivo, si mantiene magro e perfettamente in forma. Così può dedicarsi alla meditazione, in cui paradossalmente il metabolismo viene invece portato al minimo. Le condizioni fisiche richieste per la meditazione sono infatti molto simili a quelle in cui si può misurare il metabolismo basale: 

«Per poter misurare il metabolismo basale di un organismo è necessario che siano presenti le seguenti condizioni, dette anche condizioni basali:

  • il soggetto deve essere a riposo, ma nello stato di veglia;
  • deve essere a digiuno da almeno 12 ore;
  • deve aver trascorso una notte riposante;
  • non deve aver praticato alcuna attività fisica intensa nell’ora precedente alla misurazione;
  • devono essere rimossi i fattori che possono provocare eccitazione fisica o mentale» [2].

Si racconta di yoghin che riuscivano a bloccare tutte le loro attività metaboliche, portando il consumo energetico al minimo se non addirittura a zero, una sorta di morte in vita. Ci sono storie persino di yoghin che si sono fatti sotterrare per un periodo di tempo per poi risvegliarsi e tornare alla normalità.

Chi pratica gli āsana non è nuovo al concetto di “minimo dispendio energetico”.

Lo stesso e ancor di più vale per la meditazione, in cui non solo il corpo ma anche la mente è portata al minimo dispendio energetico. D’altronde gli āsana stessi nascono prima di tutto come meditativi e nel loro concetto è implicito l’idea del minimo dispendio su tutti i piani.  

Questa “morte in vita” è necessaria per fare l’esperienza della dissoluzione dell’ego e dell’emergere della consapevolezza dello Spirito Universale, Brahman.

L’ego è indissolubilmente legato al corpo, perciò finché il corpo avanza richieste, non si può raggiungere il piano della pura Coscienza. 

Riportando il tutto a un piano più terreno e pragmatico, questa drastica riduzione del metabolismo è un’ottima strategia di rigenerazione per il corpo. È come mettere l’intero organismo a riposo per un momento. Questo riposo è molto più efficace del sonno, che può essere disturbato dai sogni o dalle condizioni ambientali. 

La lezione “Il metabolismo basale” vuole essere un esempio di questa duplice azione sul metabolismo: una stimolazione iniziale e a seguire una progressiva riduzione dell’attività fino a sperimentare coscientemente una condizione molto simile a quella del metabolismo basale. Se ne ricava il riequilibrio e la rigenerazioni delle funzioni metaboliche, ma soprattutto una grande pace interiore. 

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  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Metabolismo_basale
  2. Ibidem.
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