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Articolo – Il metabolismo sociale

Articolo – Il metabolismo sociale

Siamo abituati a pensare al metabolismo come a una funzione endogena, che ha origine e avviene all’interno di noi. Ci preoccupiamo del funzionamento e della velocità del nostro metabolismo. Sappiamo che rallenta con l’età, che ci fa dimagrire o ingrassare e che risente degli stati emotivi. 

Poche volte ci soffermiamo a pensare che la trasformazione metabolica di ciò che mangiamo è un processo che ha a che fare con il mondo esterno.

Noi assumiamo l’aria e il cibo, la trasformiamo in ciò che ci serve e scartiamo il resto. Eppure ciò che scartiamo è utile per altri organismi che vivono e pullulano proprio su quegli scarti. Siamo anche noi parte di una catena alimentare, del grande metabolismo della natura. 

Se guardassimo la faccenda da un punto di vista esterno e abbastanza distante potremmo considerarci delle semplici macchine. Siamo un tubo per il passaggio e l’elaborazione degli elementi: molte cose entrano e passano attraverso di noi per uscire trasformate. Ciò che esce non si riferisce solamente agli scarti, ma anche alla forza motore per esempio, l’energia dei nostri muscoli che scatena delle azioni, che a loro volta hanno ripercussioni nel mondo. 

«Il metabolismo sociale o metabolismo socioeconomico è l’insieme di flussi di materiali e di energia che si producono tra la natura e la società, e tra distinte società tra sé […]. I processi metabolici sociali cominciano con l’appropriazione per parte degli esseri umani di materiali e energia della natura. Questi possono essere trasformati o fatti circolare per essere consumati e finalmente escreti di nuovo alla propria natura. Ognuno dei processi metabolici sociali ha un impatto ambientale differente dipendendo dalla maniera nella quale si porta a capo, la quantità di materiali e energia implicata nel processo, l’area dove si produce, il tempo disponibile o la capacità di rigenerazione della natura» [1].

Tra uomo e ambiente esiste un’interrelazione imprescindibile per il semplice fatto che l’uomo è parte dell’ambiente. 

Ora, per quanto l’uomo si consideri evoluto, al pari delle altre specie di esseri viventi, non ha o non mantiene la consapevolezza di questa appartenenza. Se oggi esiste una “coscienza ecologica” è solo perché le azioni dell’uomo sono state così sconsiderate che hanno messo in pericolo l’esistenza dell’uomo stesso.

L’uomo, come essere sociale, ha in un certo senso accelerato il proprio metabolismo, cosicché si è creato uno squilibrio nell’intero sistema. Per portare un paragone “endogeno”: è come quando la tiroide, che è solo uno dei tanti elementi che determinano il metabolismo dell’organismo umano, accelera la sua produzione (ipertiroidismo).  Lo squilibrio creato dall’iper-produzione di una ghiandola genera uno squilibrio che mette in pericolo tutto il corpo. 

«La frattura metabolica è la disconnessione o lo squilibrio dell’interazione metabolica tra l’umanità e il resto della natura derivata della produzione capitalista e la crescente divisione tra la città e la campagna» [3] . 

D’altronde è difficile capire che conseguenze comportano le proprie azioni, perché per quanto i fattori in gioco appaiono limitati, le variabili sono pressoché infinite. 

È il principio del karma-yoga.

Il karma-yoga, lo yoga dell’azione, è da sempre definito come “agire in maniera disinteressata”. Lo si potrebbe però meglio individuare nel cercare di mantenere la piena consapevolezza delle proprie azioni. Un’azione disinteressata è infatti un’azione da cui non ci si aspetta alcun frutto, che potrebbe essere sinonimo anche di un agire distratto, se non menefreghista. L’azione consapevole avviene invece in seguito a una riflessione, una presa di coscienza, che per quanto contempli un certo agnosticismo (non posso veramente sapere quali saranno le conseguenze delle mie azioni) si pone almeno il dubbio di non agire per meri fini egoistici.

Il karma-yogin agisce in coscienza, secondo ciò che ritiene più giusto fare in quel momento in base alle sue conoscenze, al suo sentire, alle circostanze e senza nutrire alcun interesse in un ritorno vantaggioso per sé. 

Raggiungere il grado di distacco (vairagya) del karma-yogin non è certo facile, ma si può almeno compiere quel primo passo: essere consapevoli delle nostre azioni. D’altra parte se lo scopo dello yoga, come si ritiene nelle definizioni più generalizzate, è la “riunione” con lo Spirito Universale, bisognerebbe almeno partire dall’idea che siamo parte di questa universalità, siamo appunto un tutt’uno con il mondo che ci circonda. Almeno intellettualmente lo possiamo già capire, senza bisogno di un’esperienza estatica. 

Noi, come qualsiasi altro essere animale, vegetale o minerale, siamo trasformati dall’ambiente. L’ambiente è trasformato da noi, come da qualsiasi altro essere. Poiché l’ambiente non è altro che la somma di tutti gli esseri.

La questione ecologica ha riportato all’attenzione il fatto che noi umani prendiamo, trasformiamo, senza curarci di ciò che restituiamo. Ciò avviene perché l’uomo si è dissociato dal ciclo della natura, pensando che il suo metabolismo possa essere qualcosa a sé stante. L’uomo ha perso, dimenticato o ignorato,  la consapevolezza della sua interazione con tutto il resto del pianeta.

La lezione “Il metabolismo sociale” vuole essere una riflessione e una rinnovata presa di coscienza di questa interazione. Se a livello individuale, ogni persona prende consapevolezza di quanto sia intrinseco e imprescindibile il proprio rapporto con il mondo intorno a sé, allora possiamo sperare che questo rapporto venga rivalutato anche a livello sociale. 

«Il nuovo paradigma può essere definito una visione del mondo olistica, che vede il mondo come un tutto integrato piuttosto che come un insieme dissociato di parti. Può anche essere chiamato una visione ecologica, se il termine “ecologico” è usato in un senso molto più ampio e profondo del solito. Una profonda consapevolezza ecologica riconosce l’interdipendenza fondamentale di tutti i fenomeni e il fatto che, come individui e come società, siamo tutti incorporati (e in definitiva dipendenti) dal processo ciclico della natura» [4].

 

Metabolismo
Vriksha-āsana, posizione dell’albero. L’albero è oggi il simbolo della riforestazione, quindi della rinascita, della rigenerazione, della speranza.

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  1.  https://it.wikipedia.org/wiki/Metabolismo_sociale .
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Frattura_metabolica .
  3. Fritjof Capra, Gunter A. Pauli, Guidare il business verso la sostenibilità (1995).

 

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