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ARTICOLO – La Musica delle Sfere

ARTICOLO – La Musica delle Sfere

«La musica o armonia delle sfere, detta anche musica universale, è un antico concetto filosofico che considerava l’universo come un enorme sistema di proporzioni numeriche. I movimenti dei corpi celesti (Sole, Luna e pianeti), ritenuti collocati su sfere ruotanti, avrebbero prodotto una sorta di musica, udibile solo dall’orecchio dei veggenti, e consistente in formule armonico-matematiche» [1].

Pitagora è stato uno dei filosofi più innovativi e geniali dell’antica Grecia. È principalmente a lui che si deve il concetto di armonia delle sfere. Una volta scoperte gli intervalli armonici nella musica, Pitagora pensò che le stesse proporzioni potessero applicarsi anche all’Universo. La connessione tra musica e matematica è oggi universalmente conosciuta proprio grazie a Pitagora.

«La musica delle sfere incorpora il principio metafisico secondo il quale le relazioni matematiche esprimono non solo rapporti quantitativi, ma anche qualità che si manifestano in numeri, forme e suoni, tutto connesso in un enorme modello di proporzioni»[2].

Il numero per Pitagora è alla base di tutto. Non bisogna però pensare il numero come lo concepiamo oggi. Per noi una visione basata sui numeri è una visione fredda, rigida, senza creatività né tantomeno armonia. Una mente calcolatrice è vista come una mente opportunista, di cui è meglio non fidarsi. Niente di più lontano dalla visione matematica dei pitagorici. Il numero è ciò che dà un senso, un ordine alle cose, ma è visto in una chiave esoterica, perché per una sorta di magia si nasconde dietro ciò che c’è di più bello, di più armonioso.

Sono le proporzioni a rendere la bellezza e l’armonia, e le proporzioni non sempre sono immediatamente visibili. 

Questa connessione richiama un altro rapporto che a prima vista sembra paradossale: quello tra disciplina e eccellenza. Solo dopo essersi sottoposti ad una strenua disciplina, un ballerino riesce a rendere una sua esibizione bella e naturale nella sua bellezza. La spontaneità arriva quando si è introiettata talmente a fondo la disciplina da renderla parte di sé senza neanche più bisogno di porvi attenzione. 

Lo yoga si avvale di entrambi questi tipi di relazione. La disciplina rende eccellenti non solo nella pratica fisica, ma anche in quella interiore, nella formazione del carattere, nella pace dell’anima. Allo stesso tempo nelle singole tecniche delle yoga vale un principio per cui la bellezza o l’efficacia delle tecniche è resa dalle giuste proporzioni.

Si parla proporzioni nella disposizione delle parti del corpo negli āsana, proporzioni dei tempi delle varie fasi del respiro nel prānāyāma, ci sono scuole tradizionali dell’India che tracciano schemi proporzionali tra numero di ripetizioni dei mantra e stati del samadhi, altre che determinano la qualità in base alla quantità (per esempio una dharanā ha una certa durata, se si rimane concentrati per un numero preciso di dharanā allora si ottiene dhyana e così via). 

musica universale
Lākini-āsana, posizione di Lākini.

 

C’è poi il tema del suono.

Sin dall’antichità in India si è evidenziata l’importanza del suono universale, l’Om, suono legato non solo alla divinità, ma anche alla cosmogonia, ovvero alla creazione stessa dell’Universo.  

 «Secondo Pitagora, il Sole, la Luna e i pianeti del sistema solare, per effetto dei loro movimenti di rotazione e rivoluzione, produrrebbero un suono continuo, impercettibile dall’orecchio umano, formando tutti insieme un’armonia. Di conseguenza, la qualità della vita sulla Terra sarebbe influenzata da questi suoni celesti»[3].

Sul piano terreno, la vita è decisamente influenzata da un suono, quello del respiro. Nel suono del respiro è nascosta la verità della nostra esistenza: so ham – io sono quello.  La realizzazione spirituale è un’esperienza, che non può essere descritta a parole, e così è il Brahman.

So ham è la definizione di un’esperienza di comunione: non so cosa è il Brahman, non so chi sono io, ma sono che siamo la stessa cosa, che sono parte di esso. 

Più avanti nella storia, con l’avvento del Tantrismo, al suono del respiro si aggiunge un altro suono mistico, quello che emerge nella realizzazione tantrica, nascosto nelle profondità del sé. È il nada, il suono interiore, udibile solo una volta compiuto il risveglio di Kundalinī. È un suono udibile quando dal corpo grossolano si accede senza filtri al corpo causale, il corpo spirituale. I tre corpi tantrici sono i corrispettivi dei cinque corpi delle Upanishad, i panchakosha. Solo al livello dell’ananda-maya kosha emerge il nada.

Questi corpo sono rappresentati come strati (kosha), cerchi o meglio ellissi concentriche, di cui quella spirituale è la più profonda. La lezione “L’armonia delle sfere” incentrata sui temi finora discussi, si conclude proprio con un rilassamento su queste ellissi, i cerchi dell’esistenza individuale che nel loro movimento tengono appunto in vita l’essere umano e che nel loro cerchio più interno permettono di raggiungere il suono universale. 

 «La visione di un universo strutturato in cerchi concentrici, aventi come centro la Terra, era del resto comune a tutta l’antichità: si trattava di sfere intese come ambiti di pertinenza, ognuna delle quali contenente un pianeta che esse trascinavano con sé, muovendosi in maniera circolare. Era questo loro movimento a generare il suono» [4]. 

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  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Musica_delle_sfere#:~:text=Secondo%20Pitagora%2C%20il%20Sole%2C%20la,formando%20tutti%20insieme%20un’armonia.

  2. Ibidem.
  3. Ibidem.
  4. Idibem.