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ARTICOLO – Saper scegliere

ARTICOLO – Saper scegliere

La parola eleganza deriva dal latino elegans, forma del verbo eligere, che significa scegliere. Elegans in latino è colui che sa scegliere. L’eleganza si manifesta nella capacità di operare la scelta più adeguata alle circostanze.

In questo senso, l’eleganza si avvicina filosoficamente al concetto greco di kairos.

Kairos nell’antica Grecia era il momento supremo, il momento opportuno. Si trattava di un concetto particolarmente importante nell’ambito della guerra o della retorica: saper cogliere il momento giusto significa saper come agire o cosa dire in un dato momento secondo le circostanze.

Kairos è il punto di unione tra il destino e il libero arbitrio: il destino offre una situazione, il libero arbitrio ci lascia decidere come comportarsi in questa situazione. Questa eleganza, cioè questa capacità di fare la scelta più adeguata in una data situazione è data dalla consapevolezza. Solo rendendosi bene conto della situazione, tenendo conto di ogni aspetto della situazione si può decidere quale sia la scelta migliore:

«Questa è l’arte di creare intenzionalmente un’immagine personale alta e attraente, tenendo conto di molti fattori delle proprie caratteristiche e delle altrui caratteristiche e delle circostanze temporanee e situazionali prevalenti» [1].

Sfruttando il kairos i grandi oratori sapevano costruirsi un’immagine alta e attraente. Ovvio però che per operare una giusta scelta non basta essere consapevoli del momento, ma serve alle spalle una certa cultura:

«La capacità di preservare l’individualità senza lasciare il quadro delle norme dei classici, le maniere intelligenti e la degna educazione non ha poca importanza nella pienezza dell’immagine» [2].

La consapevolezza e la cultura, quando lavorano insieme, sviluppano l’intelletto, il raziocinio che nello yoga è conosciuto come buddhi, e tengono quindi a freno la mente emozionale, manas in ambito yoghico. Nell’articolo “Il mio corpo mi ama” avevo spiegato nel dettaglio come funziona il meccanismo di percezione-elaborazione-reazione sia secondo la fisiologia nei termini che conosciamo in Occidente, sia secondo la fisiologia yoghica.

Per riassumere ci basti ricordare: ciò che si percepisce con i sensi arriva subito alla mente (manas); questa si confronta in maniera istantanea e inconscia con la memoria e quindi fa scaturire una certa emozione; l’emozione stimola un comportamento, una reazione impulsiva; se l’intelletto (buddhi) è evoluto, esso interviene per approvare, moderare o disapprovare la reazione.

La cultura sviluppa l’intelletto, ma non è sufficiente per una sua completa evoluzione. L’intelletto è infatti al servizio della personalità e se la personalità non è evoluta, la cultura potrà poco o niente rispetto ai comportamenti impulsivi.

La cultura deve essere accompagnata dalla consapevolezza, che è la chiave per la crescita personale.

Ora, la consapevolezza si sviluppa con l’ascolto e tutto lo yoga è un’educazione all’ascolto. Si ascoltano le sensazioni corporee, il respiro, lo stato della mente. Mettersi in ascolto significa prendere atto, rendersi consapevoli dello stato di corpo, respiro, mente. Lo yoga però non si ferma qui: la consapevolezza, l’ascolto è il primo fondamentale passo, il secondo è l’educazione del corpo, del respiro e della mente per portarli a uno stato ottimale di salute. In questo processo, come è noto, si lavora sul mantenimento di certe posizioni con il minimo sforzo, sulla gestione del respiro, sulla concentrazione mentale. Man mano che si va avanti nella pratica, il corpo diviene più agile e fluido nei movimenti, il respiro più lento e profondo, la mente più calma e tranquilla.

Questi atteggiamenti, se reiterati per lungo tempo, portano a un cambiamento della personalità: la persona diviene più calma, moderata, tranquilla e anche più essenzialista.

Si cominciano a considerare importanti fattori primari, essenziali nella vita come una vita magari più semplice, ma più appagante, una vita incentrata più sulla qualità che sulla quantità.

Le caratteristiche di questa trasformazione ci riportano al concetto iniziale del “saper scegliere”:  «Il concetto di eleganza riflette la semplicità della manifestazione esterna, la calma e il conservatorismo nel comportamento, la scorrevolezza e il rilassamento dei gesti» [3], dove il conservatorismo nel comportamento è da intendersi come moderazione, capacità di gestire le proprie emozioni e trovare la giusta via di mezzo.

Nello yoga l’āsana deve essere stabile e comodo, visto dall’esterno deve essere bello proprio perché semplice (o percepito come tale). Nel prānāyāma il respiro deve essere fluido, scorrevole. Nella meditazione la mente è calma. Se poi allarghiamo l’insegnamento alla filosofia yoga, troviamo il principio del karma-yoga, karmasu-kausalam, destrezza nell’azione, che è esattamente il principio del kairos: lo yogin sa cosa fare in ogni momento.

Ecco quindi che lo yoga porta in sé tutte le caratteristiche dell’eleganza. Lo yoga insegna l’eleganza.

eleganza
Jatharaparivartana-āsana è una posizione che lavora sull’addome e sulla schiena in piena calma e rilassamento.

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La  lezione “Il rilassamento dei gesti”, in diretto rapporto con questo articolo, è una pratica che lavora su alcune delle caratteristiche fondamentali dell’eleganza.  Abbonati a Patreon per provarla e vivere con il corpo il contenuto di questo articolo!

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  1. http://it.housepsych.com/elegantnost_default.htm
  2. Ibidem.
  3. Ibidem.

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