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ARTICOLO – Ragionare lucidamente

ARTICOLO – Ragionare lucidamente

La logica è una precisa materia di studio che riguarda le relazioni tra proposizioni, in particolare le relazioni di inferenza. La parola inferenza è sinonimo di deduzione e si usa nell’ambito della logica per indicare il processo attraverso il quale una proposizione viene derivata dalle premesse.

È proprio a partire da questi studi, risalenti già al tempo degli antichi Greci, che la parola logica ha assunto un significato più generico, molto usato nel linguaggio quotidiano.

«Nell’uso comune la logica è l’arte di condurre il ragionamento, l’argomentazione, il discorso in modo che le idee siano tra loro connesse e si sviluppino con razionale procedimento l’una dall’altra […]  quindi, giustezza di ragionamento […] Più genericamente modo di ragionare» [1].

Si dice che ognuno “ha la sua logica”, come dire che ognuno ha il suo modo di ragionare e quando i ragionamenti sono così astrusi, assurdi, incoerenti o troppo lontani dal buon senso o da una comune saggezza si dice che quella persona e/o i suoi pensieri “non hanno nessuna logica”. Così la logica finisce per divenire sinonimo non tanto di ragionamento razionale e costruito secondo inferenza, quanto di ragionamento sensato, dettato dal buon senso.

Eppure se ci atteniamo al significato stretto di logica, ciò che conta è solo la costruzione razionale e, nonostante la saggezza di cui sopra, questo suo significato primario ha spesso la meglio sul contenuto del ragionamento stesso. Un ragionamento ben costruito, a una mente non attenta o non consapevole, può infatti lasciare pensare che esso sia anche corretto.

Con un po’ di fantasia e di ingegno si possono trovare connessioni tra qualsiasi cosa nel mondo manifesto e anche non manifesto.

Così si può passare da una cosa all’altra con una costruzione di ragionamento apparentemente logica, anche quando ha poco senso. È  così per esempio che si creano i complottismi: la costruzione e le inferenze sono coerenti, perciò il significato è preso per vero, anche se è lontano dal buon senso.

Naturalmente non può essere solo la coerenza delle inferenze a convincere: ancor di più conta il coinvolgimento emotivo. Chi costruisce inferenze complottiste e che le segue spesso manca di oggettività di pensiero. Se la mente è poco lucida per qualsiasi motivo, se ci sono emozioni sovrastanti oppure emozioni represse, ma pressanti a livello inconscio, la capacità di osservare, ragionare e inferire ne è necessariamente influenzata. Sotto tensione o pressione la mente fatica a generare ragionamenti oggettivi. Ciò si traduce in modi di ragionare “sbagliati” nel senso di poco efficienti o poco utili, se non proprio dannosi, ai fini di un’esistenza serena.

«La facoltà del ragionamento, che è una peculiarità dell’anima umana, non è vincolata all’istinto (come avviene negli esseri animati privi di ragionamento), ma al discernere le rappresentazioni senza lasciarsi coinvolgere da esse» [2].

Il distacco è uno dei principi cardine dello yoga. Si parla di distacco (vairagya) come non attaccamento, come assenza di desideri e infine come capacità di oggettivazione. I primi due sono gli aspetti del distacco che permettono di dedicarsi alla pratica per la realizzazione spirituale e di evitare le sofferenze, le frustrazioni che la  vita necessariamente comporta quando si è attaccati ai beni materiali o ai risultati delle proprie azioni. La terza è quella particolare condizione che si vive durante la pratica meditativa quando si diventa “osservatori” (accende anche negli āsana praticati con lo stesso atteggiamento). Solo divenendo “testimoni” (sakshi) di sé, si capiscono i propri meccanismi interiori e si scoprono eventualmente i nodi che non permettono ai nostri ragionamenti di filare lisci.

La capacità di osservare rende più distaccati e il distacco rende più sereni. La serenità permette di mantenere la mente più lucida e la mente lucida permette di costruire inferenze sensate.

Dal momento che pensiero e azione sono strettamente connessi, costruire inferenze sensate significa anche agire sensatamente. Il termine logica infatti è usato anche per indicare «la ragione che è alla base di un determinato comportamento e che lo giustifica» [3].

Accadde che delle azioni non abbiamo alcuna logica alle spalle, ma siano agite senza ragionamento.  Accade però molto spesso che una logica ci sia e che sia apparentemente ben ragionata e costruita, salvo partire da premesse “corrotte” perché invalidate da pressioni, tensioni, emozioni, attaccamenti, paure e bisogni. Occorrerebbe allora sincerarsi della “purezza” della propria logica, ovvero della propria verità interiore. Lo si fa coltivando il distacco, ma siccome il distacco non è qualcosa di semplice da raggiungere, lo si fa più semplicemente coltivando il rilassamento:

«Liberarsi dalle tensioni, il rilassamento e la pace mentale sono i segreti della trasformazione. Quando un uomo è sotto tensione, il suo comportamento ne è influenzato; solo quando si rilassa diviene naturale. Egli conosce la realtà, la verità. Allora sa come comportarsi poiché, per un giusto comportamento, è necessaria la conoscenza della verità. La conoscenza della verità viene solo quando siete liberi dalle tensioni» [4].

 

logica
Siddha-āsana, posizione perfetta. È la posizione classica per la meditazione: la schiena dritta, le spalle aperte, le gambe raccolte permettono di avere la mente vigile e lucida.

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La  lezione “Condurre un ragionamento”, in diretto rapporto con questo articolo, propone una sequenza che porta l’attenzione sul nostro modo di ragionare e sulla nostra capacità di discernimento e distacco..

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  1. https://www.treccani.it/vocabolario/logica/
  2. Clemente Alessandrino, Stromateis.
  3. https://www.treccani.it/vocabolario/logica/
  4. Swami Satyananda Saraswati, Yoga Nidra, ed. Satyananda Ashram Italia, Trarivi di Montescudo (RN), 2001, pag.16.