ARTICOLO – Il terzo occhio

ARTICOLO – Il terzo occhio

Nella lista dei precetti presente in alcune versioni della Hathayoga-pradīpikā, tra i niyama è nominato l’intelletto. O meglio, si legge un termine, cha, che gli interpreti traducono come intelletto, intelligenza pura, mente perspicace. In realtà cha (da non confondere con ca che si legge, e nella traslitterazione all’inglese si scrive anche, allo stesso modo, e che è una semplice congiunzione, vuol dire e), significa frammento, parte e anche puro, pulito.

Dunque quel cha potrebbe essere una sorta di sineddoche, una parte per il tutto? Dire “puro” per intendere “intelligenza pura”. Potrebbe essere, come potrebbe invece essere un adattamento a scopo fonetico di cit, termine che significa proprio coscienza, intelletto, pensiero puro. In sanscrito può succedere che si modifichino delle lettere per l’armonia di lettura dell’intera frase.

Quel cit è conosciuto in ambito yoga per la nota espressione sat-cit-ananda (=essere, coscienza, beatitudine), che è la condizione in cui si trova lo yogin realizzato. La coscienza espressa da cit è resa molto bene dal significato della parola perspicace.

«Dal latino perspĭcax -acis «che ha lo sguardo acuto», derivato di perspicĕre nel significato di «guardare dentro, osservare attentamente», letteralmente significa propriamente acuto, dotato di notevole potenza, detto della vista o dell’occhio. Più comunemente, in senso figurato, dotato di sottile discernimento, di intuito fine e penetrante che consente di cogliere anche quello che sfugge ai più» [1].

Dunque si parte dal sapere vedere, che è una caratteristica della divinità e della spiritualità: si pensi all’occhio di Dio, al famoso simbolo dell’occhio inscritto nel triangolo conosciuto come l’Occhio della Provvidenza, all’occhio di Shiva, all’idea del terzo occhio, nel punto tra le sopracciglia, come simbolo di facoltà mentali e spirituali.

È proprio quel terzo occhio che rende una persona perspicace.

La perspicacia è una sorta di intelligenza intuitiva, che si deve alla capacità di osservare acutamente e all’intelligenza di comprendere il sottotesto delle situazioni sia per empatia sia per velocità di collegamenti mentali. Quel terzo occhio è capace di vedere la realtà a vari livelli, dal più superficiale al più profondo.

Dalla forza della vista, continuando a coltivare il potere dell’occhio si evince un potere interiore, quello derivante dall’aver risvegliato o preso coscienza della divinità dentro di sé, della propria spiritualità. Quella è la coscienza yoghica, la presa di consapevolezza di essere puro spirito, parte di uno spirito universale.

«Il latino perspicacem deriva da perspicio, “discerno perfettamente”, composto da per – a traverso e spicio, guardo. Perspicace è colui Che ha penetrazione di spirito» [2].

 

Perspicacia
Siddha-asana, posizione perfetta, prevede la perfetta immobilità. Nel silenzio, nell’immobilità si può cogliere ciò che non si coglie nel rumore e nel movimento, si può cogliere ciò che sfugge ai più, sempre indaffarati nelle attività e nelle parole.

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La  lezione pratica di hatha-yogaPerspicace”, in diretto rapporto con questo articolo, è dedicata al senso della parola perspicace.   

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  1. https://www.treccani.it/vocabolario/perspicace/
  2. https://www.etimo.it/?term=perspicace