ARTICOLO – Il principio di conoscenza

ARTICOLO – Il principio di conoscenza

Si parla nello yoga di “ciò che tutto pervade”, che nella letteratura indù prende il nome di Brahman.

Brahman è un principio di coscienza, di consapevolezza e come tale assume il nome cit.

Ho già descritto come cit si manifesta nell’individuo sotto forma di una mente perspicace, una conoscenza intuitiva, un intelletto puro. Non è tanto cosa o quanto si conosce, ma la natura stessa di questa conoscenza intuitiva, il suo stesso esistere che ci permette di connetterci al Brahman, alla coscienza assoluta. Sviluppare questa conoscenza non significa semplicemente imparare, ma piuttosto aprirsi, lasciare spazio, lasciar emergere una parte interiore, che è già completa di per sé, già pura, già piena conoscenza. Per questo si parla di intelletto puro. Non è un intelletto che va costruito, creato con le nozioni o la plasticità cerebrale, ma una fonte innata di consapevolezza che sa già tutto, che non ha bisogno di ulteriori sovrastrutture.

Di sovrastrutture però ce ne sono eccome rispetto a questa fonte. Continuiamo ad aggiungerne tanto più ci identifichiamo con il corpo, con i nostri ruoli nel mondo, con la mente, con i pensieri, con l’intelletto razionale. E, secondo le varie filosofie e religioni indù, sono esattamente queste identificazioni e queste sovrastrutture a generare la sofferenza.

«Sappi che tutto è felicità quando la sofferenza è dissipata, e tutto è esistenza pura quando la non esistenza è dissipata. E’ la natura di cit (la consapevolezza) che costituisce la base» [1].

Per dissipare la sofferenza occorre ripulire quell’intelletto puro dalle sovrastrutture, lasciar emergere quella consapevolezza che sa già tutto, che è autosussistente, che non ha bisogno di niente per sentire di esistere e per provare pace in se stessa.

Lo Yoga, in tutte le sue forme, si pone come percorso di purificazione a vari livelli, dal corpo alla mente, all’intelletto per lasciar spazio a quella consapevolezza.

Non è un processo immediato né tantomeno semplice. Le sovrastrutture esistono perché esistono le diverse forme degli elementi, perché esiste la manifestazione che è un intreccio di elementi che interagiscono tra di loro.

Questo intreccio diviene tanto più complicato quanto più aumentano gli elementi anche solo per lo scorrere del tempo. Per far fronte a questa complessità occorre impegnarsi talmente tanto nelle cose del mondo che ci dimentichiamo di lasciar spazio a quella parte profonda e finiamo per identificarci con le altre parti, dall’intelletto al corpo. Per riavere una visione piena, libera dagli intrecci, occorre impegnarsi allo stesso modo ma nella direzione opposta, occorre disfare i nodi che si erano creati. In realtà non è neanche troppo complicato come processo, basterebbe lasciare sempre più spazio a quella consapevolezza. Nel momento in cui ci ricordiamo o lasciamo emergere quel cit, ecco che ogni parte viene riconosciuta come mera parte di quella coscienza universale.

«Che cos’è la Prakriti? E’ la potenza del Brahman. La sua natura è cit (conoscenza) e manifesta la meravigliosa varietà del mondo, di cui è la matrice» [2].

Togliere le sovrastrutture non significa rinnegarle, ma contemplarle in una luce di meraviglia per l’incredibile e infinita potenzialità di combinazione degli elementi. Con un tale atteggiamento si elimina la sofferenza, perché si comprende che anche il nostro corpo, la nostra mente, ecc. sono giusto un modo della manifestazione, la matrice è la stessa. Una volta riconosciuta la matrice, quando ci si pone al livello di consapevolezza della matrice, la sofferenza non esiste, perché tutto è uguale.

«Tutto è Brahman soltanto. Tutto è Brahman e cit soltanto» [3].

 

Brahman
Natarāja-āsana è una delle posizioni della danza di Shiva. Raffigura Shiva mentre balla sul mondo, nella sua danza cosmica, una danza infinita, una danza ciclica, di creazione e distruzione, ma anche una danza di piacere, in cui si esalta tutta la diversità del mondo e la sua capacità di rigenerarsi continuamente con forme sempre nuove.

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La  lezione pratica di hatha-yogaLa natura di cit”, in diretto rapporto con questo articolo, è dedicata alla percezione della consapevolezza come base del creato.   

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  1. Vārāha-upanishad, 3-4.
  2. Nirālamba-upanishad.
  3. Tejobindu-upanishad, 6.65.