Siamo abituati a pensare ai chakra come a un sistema a sette elementi, sette cerchi o fiori di loto, sei dei quali disseminati lungo (o davanti o dietro) la colonna vertebrale, mentre l’ultimo è sulla cima della testa.
Non si pensa però mai che questo è UN sistema, ovvero uno dei tanti sistemi di chakra della tradizione tantrica:
«La teoria del corpo sottile e dei suoi centri energetici chiamati chakra (o padma (fiori di loto), ādhāra , lakshya (punti focali), ecc.) deriva dalla tradizione dello yoga tantrico, che fiorì dal 600 al 1300 d.C. ed è ancora viva oggi. Nello Yoga Tantrico maturo (dopo il 900 circa), ognuno dei numerosi rami della tradizione articolava un diverso sistema di chakra, e alcuni rami ne articolavano più di uno. Vengono insegnati sistemi a cinque chakra, sistemi a sei chakra, sette, nove, dieci, dodici, ventuno e più chakra, a seconda del testo e del lignaggio che si sta prendendo in considerazione» [1].
Come già scritto nello scorso articolo, un chakra non è un elemento psico-fisico come si è stati portati a credere dall’occultismo occidentale. Si tratta piuttosto di un’immagine simbolica, che fungeva da oggetto di meditazione. Nel tantrismo tale immagine veniva associata a una certa parte del corpo per facilitare la concentrazione su quella parte o sulla simbologia associata a quella parte. La simbologia a sua volta era costruita nell’ambito della tradizione spirituale di pertinenza sulla base del tipo di ricerca che quella stessa tradizione svolgeva.
«C’è un’enorme varietà nei sistemi di chakra che troviamo nella letteratura originale. Uno non è più “giusto” di un altro, se non in relazione a una pratica specifica. Ad esempio, se si esegue una pratica dei cinque elementi, si usa un sistema a cinque chakra. Se si interiorizza l’energia di sei diverse divinità, si usa un sistema a sei chakra» [2].
Ogni scuola, ogni insegnante proponeva la propria mappa dei chakra in base all’interpretazione che dava del percorso di realizzazione, alla chiave che suggeriva per completarlo, ai mezzi materiali, psichici o simbolici che usava per portarlo avanti.
In un certo senso questo avviene ancora oggi, poiché ogni insegnante ha una propria interpretazione del percorso e un modo del tutto personale di portarlo avanti e proporlo agli studenti. Solo che oggi, nella maggior parte dei casi, si ha la pretesa (o l’illusione o il fraintendimento) di pensare che la propria interpretazione parta da degli assiomi, da dei principi indiscutibili che arrivano dall’antichità, dimenticando che in India non esiste un’unica tradizione, ma tante tradizioni. Il sistema a sette chakra è uno di questi presunti assiomi.
Ricapitolando un chakra è un oggetto di meditazione, un cerchio o fiore simbolico che nel contesto del tantrismo trova anche una collocazione corporea.
Il recupero del rapporto con il corpo fisico è una delle grandi rivoluzioni del tantrismo. Prima il corpo era visto come qualcosa di inferiore, materia involuta e non-senziente da trascendere. Nel tantrismo il corpo diventa mezzo primario per la realizzazione. Per renderlo tale però c’era bisogno di sacralizzarlo e la mappa dei chakra serviva esattamente a questo scopo:
«Lo scopo principale di qualsiasi sistema di chakra era quello di fungere da modello per il nyāsa, ovvero l’installazione di mantra ed energie divine in punti specifici del corpo sottile»[3] .
Associare dei suoni o delle divinità nell varie parti del corpo rende la sacralità di queste parti. Non bisogna pensare però che sia il corpo sottile a trovare una manifestazione nel corpo fisico. Si tratta piuttosto del processo inverso:
i punti del corpo che vengono percepiti come focali, che chiamano l’attenzione per un motivo o l’altro, divengono chakra e tutti insieme vanno a costituire il corpo sottile, che è appunto un corpo simbolico.
«Il corpo energetico può presentare, esperienzialmente parlando, un numero qualsiasi di centri energetici, a seconda della persona e della pratica yogica che sta praticando. Detto questo, ci sono alcuni centri che si trovano in tutti i sistemi: in particolare, nel basso ventre o centro sessuale, nel cuore e nella parte superiore della testa o nelle sue vicinanze, poiché questi sono tre punti del corpo in cui gli esseri umani in tutto il mondo sperimentano fenomeni sia emotivi che spirituali» [4].
Oggi conosciamo bene il valore della psicosomatica. Le emozioni si fanno sentire nel corpo. Gli yogin tantrika lo avevano capito e hanno costruito, ognuno a seconda delle proprie percezioni, delle mappe psicosomatiche di riferimento. Una mappa serve per orientarsi ed è proprio a questo che serve il sistema dei chakra: a orientarsi in un terreno, il corpo, che dà luogo a tante diverse manifestazioni e che se ben gestito, può dare numerosi e benefici frutti.

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La lezione pratica di hatha-yoga “Modelli per il nyasa”, in diretto rapporto con questo articolo, è un esempio di come si può costruire una mappa propria, personale, dei chakra.
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1. https://hareesh.org/blog/2016/2/5/the-real-story-on-the-chakras.
2. Ibidem.
3. Ibidem.
4. Ibidem.
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