Uno yantra è uno spazio sacro. Talvolta la parola yantra è usata come sinonimo di pitha, altare. L’altare non sempre e non necessariamente è qualcosa di istituzionale. Ogni persona può erigere un proprio altare e può intitolarlo in maniera diversa, del tutto personale. Nella visione tantrica dello hatha-yoga lo stesso corpo è un altare, basti pensare alle parole del Goraksha-shataka: «Quegli yogin che non conoscono il corpo come una casa provvista di una colonna e di nove porte, e di cinque energie divine, come possono aver successo [nello yoga]?» [1].
Il testo parla di grham, casa. luogo domestico (quello che in inglese chiameremmo “home”) e non direttamente di tempio, ma il senso del luogo sacro permane. Si riconosce il corpo come un luogo definito entro cui vivere, consci della sua sacralità, perché permeato dalle energie divine (i cinque soffi del prāna).
I chakra corporei, che nascono sempre in contesto tantrico, sono un’altra espressione di questa sacralità e la parola chakra è sinonimo di yantra.
«Yantra si riferisce a una classe di “diagrammi mistici”. I termini maṇḍala , chakra e yantra sono spesso tradotti come “diagramma mistico”. Questi diagrammi servono come spazi per la pratica rituale e sono creati in modo che le divinità possano apparire al loro interno. Ogni tipo ha le sue caratteristiche frequenti… Gli yantra sono piccoli diagrammi, solitamente portatili, che utilizzano motivi geometrici. Inoltre, gli yantra possono essere bidimensionali o tridimensionali, mentre i maṇḍala sono per lo più bidimensionali» [2].
Con il tempo si sono delineate delle differenze: i chakra hanno finito per indicare i diagrammi nel corpo, anch’essi pieni di tratti simbolici tra cui un’immagine di una specifica divinità al centro; gli yantra sono identificati come i diagrammi prettamente induisti, più geometrici; i mandala sono associati più al buddismo e sono arricchiti di dettagli, figure e sono in genere completamente colorati.
Tutti e tre funzionano prima di tutto come oggetto di concentrazione, come già spiegato per i chakra, e funzionano poi come riferimento: i chakra del corpo sono come pietre miliari nell’evoluzione del cammino yoghico; gli yantra ci ricordano le geometrie dell’universo; i mandala danno la vertigine dell’universo da una parte, ricordano la caducità dello stesso dall’altro.
«Uno yantra può servire come (1) rappresentazione di una personificazione o aspetto del divino, (2) modello per il culto di una divinità immediatamente presente nel cuore dopo che l’iniziato avanzato ha abbandonato gli strumenti della devozione esteriore (idoli, profumi, offerte, formule pronunciate ad alta voce), (3) una sorta di schema o programma per l’evoluzione graduale di una visione, identificando il Sé con i suoi contenuti in lenta variazione, ovvero con la divinità in tutte le sue fasi di trasformazione. In questo caso, lo yantra contiene elementi dinamici» [3].
Può apparire contro-intuitivo che un disegno posso contenere elementi dinamici. Forse è un po’ meno contro-intuitivo se lo si pensa in maniera tridimensionale.
Un oggetto geometrico tridimensionale con elementi dinamici è per esempio il cubo di Rubik: il cubo può passare dall’entropia, dal caos, all’ordine e viceversa senza soluzione di continuità, un po’ come fa l’universo stesso. Lo yantra, anche quando appare bidimensionale, è costruito in modo tale che nel fissarlo si coglie una terza dimensione: una profondità che si dipana quanto più la mente è concentrata dentro il disegno. Anche questa profondità è vertiginosa e soprattutto è mobile, dinamica, perché si muove con la nostra mente.
Quando la concentrazione è tale da diventare dhyāna, contemplazione, e poi samādhi, stato meditativo, la mente espande lo yantra o forse è più corretto dire che lo yantra espande la mente. Si perde il senso dell’Io e si diventa una cosa sola con lo yantra. In realtà anche il disegno perde i suoi confini, perciò si diventa una cosa sola con quella vertigine, quell’infinito, o se invece il tutto era visualizzato come una divinità, si diventa una cosa sola con quella divinità.
Tutto ciò avviene anche quando lo yantra è dentro di sé. Quando la concentrazione è su un chakra oppure nel cuore, come vuole la citazione sopra, la coscienza si espande dal di dentro. Attraverso il sostegno dello yantra si riesce a penetrare la profondità del cuore, il luogo dove Brahma, secondo la famosa leggenda indù, ha nascosto il segreto divino.

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La lezione pratica di hatha-yoga “Spazi per la pratica rituale”, vuole costruire uno yantra personale.
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- Goraksha-shataka, 14.
- https://www.wisdomlib.org/definition/yantra
- Heinrich Robert Zimmer, Miti e simboli nell’arte e nella civiltà indiana, (1972).
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