Il proprio corpo può essere vissuto come spazio sacro. Può essere esso stesso uno yantra o un mandala. Ce lo ricorda la fisiologia mistica dello hatha-yoga, come già spiegato in un precedente articolo.
Non è però solo la forma a generare il diagramma sacro. La forma diventa sacra solo quando viene consacrata e la consacrazione avviene con la collocazione di elementi spirituali all’interno dello spazio prescelto o creato. Tale collocazione avviene a sua volta tramite l’uso di mantra.
«Nei più tardi testi tantrici il termine mandala (dal VI secolo) inizia a indicare uno spazio sacro spesso di forma circolare, ma anche triangolare o quadrangolare, in cui le divinità sono invitate a entrare per mezzo di precisi mantra. […] Va precisato che il mandala non è mai un mero disegno per quanto rappresentativo o simbolico, ma è quel luogo creato dal meditante dove egli contempla le divinità che vi hanno posto sede dopo la sua invocazione» [1].
Il mezzo per l’invocazione è il mantra.
Il mantra è spesso una preghiera articolata, ma è ancora più spesso un singolo suono, una lettera o una sillaba, come la celeberrima sillaba OM. La peculiarità dei suoni brevi è che permettono di percepire chiaramente le vibrazioni che generano nel corpo. Questo far risuonare il corpo, quasi fosse uno strumento musicale, dà l’idea non solo di qualcosa di vivo e vibrante, ma anche del corpo come strumento in senso lato. Il corpo è lo strumento per vivere l’esperienza della vita e come tale è uno dei tanti mezzi dell’universo per manifestare e veicolare le sue energie. La lingua inglese fornisce un buon esempio di questo parallelismo: la parola play in inglese si usa sia per suonare uno strumento che per giocare. Il corpo è ciò che ci permette di giocare il vishva-līlā, il gioco dell’universo, ed è anche ciò che risuona delle stesse vibrazioni dell’universo.
«Nell’induismo il mandala non è altro che una rappresentazione geometrica complessa avente lo scopo di coinvolgere l’intero Universo nell’atto rituale» [2].
Così quando nel tantrismo si utilizza il corpo come spazio rituale, lo si fa in questa doppia modalità. Si misura il limite di gioco dell’organismo con le varie pratiche, talune estreme, e allo stesso tempo si mette a disposizione il corpo come fosse un altare. Sull’altare le varie divinità sono invocate e disposte attraverso il mantra che si considera più adatto, a seconda del simbolismo legato alle singole divinità e di quello legato alle singole parti del corpo. Sono tante le simbologie che legano il microcosmo umano al macrocosmo cosmico: dalla vibrazione al calore, dal ruolo chiave dell’aria alla forma stessa del fisico umano che ricorda quella di una stella. Il mandala è un modo per ricordarci queste corrispondenze.
«Nei mandala è sintetizzata la verità dell’universo. È un’esperienza totalizzante, dove convergono micro e macrocosmi, luce e buio. Il mio piccolo io viene così sostenuto, nel flusso della vita, dal centro di queste energie primordiali, fa tutt’uno con esse».

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La lezione pratica di hatha-yoga “Spazio sacro”, vuole essere un modo per consacrare il proprio spazio sacro, il proprio corpo.
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- https://it.wikipedia.org/wiki/Mandala#cite_note-3.
- Ibidem.
- Josaku Maeda, dal saggio introduttivo di Donatella Trotta a Shundō Aoyama, La voce del fiume, Parabole e aforismi di saggezza, Fabbri Editori, MI, 1998.
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