I chakra presentano una ricca iconografia, fatta di colori, elementi, geometrie, animali, lettere dell’alfabeto sanscrito e divinità. Ogni elemento ha ovviamente la sua funzione simbolica. Alcuni di questi simboli compaiono già nei primi testi medievali, altri probabilmente sono stati aggiunti nei secoli successivi. Come già detto in un precedente articolo, la connessione dei chakra con specifiche funzioni della fisiologia medica o con le fasi dello sviluppo psicologico di una persona sono invece piuttosto recenti. Nei testi medievali infatti si fa giusto cenno alla posizione anatomica dove dovrebbe essere collocato un dato chakra.
Nella fisiologia mistica dei chakra trovano invece molto spazio i simboli legati al percorso spirituale.
Primi tra tutti sono gli elementi. Bisogna ricordare che nella cosmogonia tantrica, l’universo nasce dalla combinazione dei cinque elementi (i quattro basilari e l’etere), che si generano uno dopo l’altro. La terra è l’ultimo elemento generato, perciò il primo da cui partire se si vuole ripercorrere al contrario l’involuzione materiale dell’universo per l’evoluzione dello spirito individuale. Per questo il primo chakra è associato alla terra, ha la base quadrata come in genere ci figuriamo un campo di terra, e il colore della terra, che va dal giallo ocra al rosso di certi terreni ferrosi.
«Il simbolo del mūlādhāra-chakra è un loto giallo quadrato, circondato da otto lance scintillanti sui lati e sugli angoli con quattro petali rossi» [1].

Il quattro rappresenta la stabilità e la completezza, come riteneva l’alchimista Maria Prophetissima: «L’Uno diventa Due, i Due diventano Tre, e per mezzo del Terzo il Quarto compie l’Unità» [2]. Il quattro è dunque ciò che dà la possibilità dell’instaurarsi del molteplice. Anche le otto lance scintillanti danno l’idea di un’energia che si diffonde e che genera molteplicità.
«Si ritiene che mūlādhāra sia la dimora sottile del dio indù Ganapati.» [3].
Ganapati, altro nome per Ganesha, è la divinità più venerata in India, protettore di tutte le nuove imprese, della famiglia, degli studenti. Ganesha aiuta a costruire e radicare le fondamenta per tutto ciò che si vuole intraprendere, è la base spirituale cui rivolgersi ogni volta che si vuole cominciare un percorso, cammino spirituale compreso. Nella sua iconografia, Ganesha ha la pelle color arancio corallo, indossa un dhoti, una sorta di pareo tipico indumento maschile indiano, di colore giallo limone e una sciarpa di seta verde drappeggiata intorno alle spalle. I colori sono quindi di nuovo quelli della terra, a parte la sciarpa che richiama forse la vegetazione sulla terra. Ganesha ha quattro mani: una tiene un laddu, un tipico dolce indiano, che simboleggia l’abbondanza; una un fiore di loto come spesso sono rappresentati anche i chakra, simbolo di devozione (i fiori sono offerti agli dei nei rituali); la terza tiene un’ascia, capace di tagliare il legame con i desideri; l’ultima è atteggiata nell’abhaya-mudrā, gesto di dissipazione della paura.
L’auspicio di abbondanza (fertilità), la devozione, il non attaccamento ai frutti dell’azione, il coraggio sono gli ingredienti principali per ogni nuova impresa.
Più spesso di Ganesha nel mūlādhāra-chakra è presente Indra, il re degli dei. Anche lui è di colore giallo, anche lui è talvolta raffigurato con quattro braccia per indicare la sua potenza. Tiene sempre in una mano un vajra, un fulmine, e cavalca un elefante bianco, Airavata, che ha quattro zanne e sette proboscidi (anche se in altri contesti le proboscidi sono tre o cinque). É probabile che le sette proboscidi indichino il collegamento con i sette loka, i pianeti corrispondenti ai diversi livelli di coscienza. Le proboscidi potrebbero essere associate anche ai saptadhatu, i sette costituenti del corpo fisico, a ricordare che dalla terra nasce il corpo grossolano.
Ogni chakra è rappresentato da una sillaba dell’alfabeto sanscrito (bīja-mantra). Il mūlādhāra è rappresentato da लं , lam. Quel puntino sopra le lettere nell’iconografia è spesso sostituito da un cerchietto all’interno del quale si trova Brahma, il dio creatore. Non sorprende visto che la terra è l’elemento ultimo da cui nasce il mondo intero. Brahma è di un rosso intenso, ha quattro volti e quattro braccia, regge un bastone, un vaso sacro di nettare, una mālā (rosario) e con una mano compie, come Ganesha, l’abhaya-mudrā, il gesto di dissipare la paura. Come si nota, ritornano elementi fondanti del mūlādhāra-chakra: il rosso, il numero quattro, la devozione, la fertilità e l’abbondanza (il nettare), l’arma per difendersi dagli attaccamenti e dai desideri, il coraggio.
Brahma è seduto su un cigno. Probabilmente non si trattava di un vero cigno, ma di una grossa anatra.
Il cigno o l’anatra simboleggiano la capacità di discriminare (viveka) che nasce proprio nel mūlādhāra-chakra, poiché sembra che questi animali siano capaci di separare il latte dall’acqua quando mescolati.
Su un cigno è seduta anche la controparte femminile di Brahma, la sua shakti Dakini, anch’essa raffigurata nell’iconografia del mūlādhāra. La shakti di un dio è la sua energia generatrice. Anche Dakini è rossa e nelle quattro mani tiene un tridente, un bastone con un teschio, un cigno e un recipiente per bere
È bellissima, con tre occhi e quattro braccia. La Dakini è solitamente raffigurata di un rosso splendente o bianco, con in mano un tridente, un bastone con un teschio, un cigno (ma altre volte una spada), un recipiente per bere (ma altre volte uno scudo). Il tridente ricorda Shiva, signore di tutti i Tantra e perciò dello hatha-yoga e dei suoi principi. Il teschio ricorda l’impermanenza della vita e la rinascita spirituale.
Dakini in questo senso si ricollega a Kundalini, che risiede nel muladhara, anche se non compare nella sua iconografia:
«Meditando così su Colei che risplende nel mūlādhāra-chakra, con lo splendore di dieci milioni di Soli, un uomo diventa Signore della parola e Re tra gli uomini, e un Adepto in ogni tipo di apprendimento. Diventa per sempre libero da ogni malattia e il suo Spirito più profondo si riempie di grande gioia. Puro di indole, con le sue parole profonde e musicali, serve il più importante dei Deva».

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In diretto rapporto con questo articolo è la lezione pratica di hatha-yoga “I simboli del Muladhara”, dedicata alla simbologia del mūlādhāra-chakra.
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- https://www.wisdomlib.org/definition/muladhara.
- “Assioma di Maria”, citato in Psicologia e Alchimia, Carl Gustav Jung, ed. Bollati Boringhieri.
- vedi nota 1
- Shat-chakra-nirūpana, 1.13.
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