Il secondo chakra del sistema dei 7 si colloca, come il primo, nella zona pelvica: il primo nel pavimento pelvico, il secondo nella sinfisi pubica. I due sono quindi molto vicini. Per avere più chiara questa vicinanza si consideri che il pavimento pelvico è un complesso muscolo-fasciale a forma di rombo che si estende dalla sinfisi pubica anteriormente al coccige posteriormente. La sinfisi pubica è l’articolazione anteriore fibrocartilaginea che unisce le due ossa pubiche (per capirsi le parti anteriori degli ischi).
Oggi giorno lo svādhishthāna-chakra è spesso rappresentato nella zona alta della pelvi, all’altezza delle creste iliache, al centro tra le due, dove si collocano gli organi genitali interni, ma nei testi è citato alla base del pene, se non nel pene stesso:
«La parola “sva” significa prāna e svādhishthāna significa il suo substrato. Quindi con il termine svādhishthāna si intende solo il medhra» [1].
La parola medhra si traduce come pene, membro virile, però nello shivaismo medhra «si riferisce a uno dei sedici tipi di “sede” o “supporto” (ādhāra) secondo il Netratantra. Questi ādhāra sono chiamati così perché “sostengono” o “localizzano” il sé e sono comunemente identificati come luoghi in cui il respiro può essere trattenuto» [2].
Eccoci dunque ad affrontare il significato letterale del nome di questo chakra. Partiamo innanzitutto dal termine adhishthāna, che indica una residenza, una dimora, una sede. Si differenzia dal termine ādhāra che caratterizza il primo chakra, ma in un certo modo gli è sinonimo: entrambi sono delle basi di riferimento, tanto che anche il secondo chakra è un medhra, un ādhāra. Se però il primo chakra è il terreno entro cui inserire il seme da cui germoglierà la pianta, il secondo è evidentemente il nucleo del germoglio e questo per via di quel sva.
«Svādhishthāna “dove il tuo essere è stabilito”. ” Sva ” significa sé e ” adhishthāna ” significa stabilito» [3].
Sva significa effettivamente sé e non prāna, come recita il Goraksha-shataka. Anzi per la precisione sva è n pronome che indica “il proprio”, “appartenente a se stessi” e “il proprio sé” . Talvolta è usato come aggettivo per dire “innato, naturale, inerente, peculiare”. Ora, sull’origine fisica del prāna i testi sono discordanti, ma il fatto che il Goraksha la situi nel secondo chakra è indicativo dell’idea che da questo chakra abbia origine qualcosa di essenziale per la persona.
«Così, o dea, (questo centro è chiamato) svādhishthāna perché è tramite questo che il saggio portatore della Ruota (cioè Śiva) era precedentemente sostenuto da se stesso (svādhishthita) nel Liṅga. Questa è la posizione sia di Māyā che del piano Shāmbhava. È l’insegnamento riguardante il sostegno (adhishthāna) delle forze. Contiene la forma individualizzata della Persona (purushānu) e perciò è giustamente chiamata ‘il proprio sostegno’ (svādhishthāna)» [4].
Svādhishthāna è la dimora del sé, il centro di sé, il luogo a cui si ritorna, dove si ritrova sempre se stessi dopo aver declinato l’Io nelle varie esperienze di vita e anzi il luogo di partenza di quella crescita che permette di fare esperienze nella vita.
Oggi, dopo i contributi di Jung e della teosofia, leghiamo questo luogo anche all’intestino, ormai riconosciuto come “il secondo cervello”. Gran parte della nostra vita emotiva si sviluppa da qui, tanto da collocare in quest’area l’inconscio più profondo. In effetti ha senso collegare l’inconscio al proprio sé e l’inconscio è spesso concepito come un “mare”, anche perché siamo immersi nell’acqua quando cominciamo a crescere nell’utero. Lì si formano le nostre prime memorie inconsce.
Non è però solo per questo che il secondo chakra viene chiamato il chakra delle acque. L’associazione con l’acqua potrebbe derivare da una sovrapposizione di informazioni fornite dai testi. La Gherandha-samhitā presenta tra le mudrā la pancha-dhāranā, una concentrazione sui cinque elementi. A proposito della concentrazione sull’acqua si legge: «Āmbhasī-dharana (concentrazione sull’Acqua). Si trasfonda il soffio vitale (prana), e ve lo si mantenga per due ore assieme alla mente (citta), nel fulgido elemento (tattva) Acqua, candido come il gelsomino, i cui emblemi sono la conchiglia Shankha e la Luna, che è eternamente congiunto con Vishnu, assieme alla sillaba seme (bīja) vam e all’ambrosia. Questa è la concentrazione ambhasi, che distrugge peccati e sofferenze» [5].
Ambhasi è un termine che si trova soprattutto nella forma ambhasika, che significa acquatico, che vive nell’acqua, talvolta indicante un generico pesce. In questo verso della Gheranda si riconoscono gli elementi che associamo allo svādhishthāna, ma come si noterà il chakra non viene mai nominato. Si tratta appunto di meditazioni sugli elementi, non necessariamente sui chakra.
Tanto per confondere le idee, per esempio, secondo il Goraksha-shataka l’elemento acqua è collocato nella gola [6] .
Nei testi più antichi non troviamo l’associazione dello svādhishthāna con l’acqua. La prima associazione è molto probabilmente da legarsi al Shat-chakra-nirūpana, che per quanto sembri risalire al 1500, ci è arrivato nella traduzione di Woodroffe, in un periodo in cui i suoi scritti uniti a quelli dei teosofi hanno plasmato l’attuale idea dei chakra. Persino l’iconografia del secondo chakra potrebbe essere di fatto tarda e mescolata, tanto che nel Goraksha-shataka, per esempio, ritroviamo la falce di luna come simbolo legato all’acqua, ma collocato appunto nella gola.
Possiamo allora pensare all’idea che abbiamo oggi dello svādhishthāna-chakra come a un sincretismo di diversi concetti e immagini, che hanno a che fare con l’acqua nella misura in cui questa possa riportarci a un’idea profonda di sé non tanto come spirito, ma come individui, come origine da cui si sviluppa la nostra personalità. D’altronde è qui che è contenuta “la forma individualizzata della Persona (purushānu)” e purushānu indica la cellula germinale maschile, presente nel liquido seminale, che penetra nell’ovulo femminile per fecondarlo, lo spermatozoo.

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In diretto rapporto con questo articolo è la lezione pratica di hatha-yoga “Svadhishthana“, dedicata all’idea dello svādhishthāna-chakra come base di crescita del percorso mistico individuato nel chakra-bhedana, la perforazione dei chakra.
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- Nella traduzione di Magnanelli lo stesso verso recita «Per mezzo del suo stesso suono nasce il prāna, lo svādhishthāna è la sua sede; da questo luogo, lo svādhishthāna è denominato il membro virile» Goraksha-shataka, 14.
- https://www.wisdomlib.org/definition/medhra#sanskrit.
- https://en.wikipedia.org/wiki/Svadhishthana.
- Kubjikāmata-tantra.
- Gheranda-samhitā, 4.60.
- Goraksha-shataka, 70 (nella versione del Kaivalyadham-ashram).
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