ARTICOLO – Una potenza dirompente

ARTICOLO – Una potenza dirompente

Oltre ai sette chakra ce ne sono molti altri minori. Tra i tanti solo due sono più conosciuti e nominati: i satelliti del manipūra-chakra, sūrya (sole) e chandra (luna). Essi concorrono all’effetto di calore e luce tipico del fuoco del manipūra. Inoltre proprio come il sole e la luna illuminano rispettivamente il giorno e la notte, questi due chakra minori palesano le energie diurne e notturne, ovvero attive e introspettive, governando le due parti del corpo attraverso i loro due grandi canali, idā e pingalā.

La costruzione della fisiologia mistica dello hatha-yoga è appunto “mistica” e come tale non necessariamente coerente o logica e anzi spesso soggetta alle contrastanti letture delle diverse tradizioni. Data questa premessa, si può tentare di ricostruire un quadro ideale che metta insieme tutti gli elementi nominati dai testi. Lo si può fare per averne una visione funzionale almeno dal punto di vista della fisiologia mistica, sempre che questa ricostruzione possa avere senso e importanza, dal momento che nel campo della mistica ciò che conta di più sono le sensazioni. I riferimenti simbolici in ambito mistico sono appigli per dare un senso all’esperienza.

«Il prāna non è differente da Sūrya, poiché entrambi sono caldi» [1].

Il prāna è l’energia che scorre nel corpo e che fornisce la vitalità del corpo. È paragonato al sole, non solo perché entrambi sono caldi, ma perché è grazie al sole che la vita sulla Terra fiorisce.  Allo stesso modo quando il prāna cessa di scorrere nel corpo, la vita abbandona il corpo, un po’ come se ci fosse un’eterna eclissi solare.

Ora, il prāna viene generato a partire dall’ossigeno immesso con la respirazione, dal cibo ingerito con la nutrizione, dal Sole stesso assorbito dalla pelle. Come già detto nello scorso articolo, il luogo ideale di accumulo di tutto questo prāna è l’addome, dove ha sede il cosiddetto fuoco gastrico. È un fuoco perché incenerisce il cibo disintegrandolo in nutrienti primari che possono essere accumulati e che nei termini della fisiologia mistica possono essere chiamati prāna. Secondo la Shiva-samhitā:

«Il chilo prodotto dai quattro tipi di cibo è diviso in tre tipi. Di questi, la parte più essenziale nutre il corpo sottile. La successiva nutre il corpo fisico, che è fatto di sette costituenti. La terza lascia il corpo sotto forma di urina e feci» [2].

Per lasciare il corpo o anche solo per distribuirsi al resto del corpo e ancor di più per nutrire il corpo sottile, i nutrienti devono essere convogliati verso le rispettive aree di interesse. A questo servono le nādī, i canali energetici che veicolano il prāna. Di tutti questi canali due sono più grandi e governano i lati del corpo. È difficile non pensare a come gli yogin abbiano avuto intuizione del fatto che parte destra e sinistra del corpo sono in un certo modo differenti, perché sorrette dagli opposti emisferi che hanno funzioni di base differenti.

I due canali di destra e di sinistra, rispettivamente pingalā e idā, hanno anch’essi un loro luogo di accumulo nei due chakra sūrya e chandra, che non a caso si trovano ai lati del manipūra, sempre nell’addome, dove si concentra appunto tutto il prāna.

Per riassumere: tutto il prāna in un modo o nell’altro è elaborato dai tre chakra che lì sono collocati e che sul piano fisico sembrano avere le seguenti funzioni: il manipūra ha il fuoco per incenerire i nutrienti e farli divenire prāna; sūrya ha la capacità di veicolare il prāna al lato destro del corpo, chandra a quello sinistro.

Le cose cambiano quando la fisiologia è sublimata per l’esperienza spirituale.

L’allenamento dello hatha-yoga è finalizzato a questa esperienza. In tal senso prepara il corpo in due modi fondamentali: pareggiando le correnti di destra e sinistra in modo tale che il perfetto equilibrio dia vita a una sorta di immobilismo al centro; in questo immobilismo la seconda mossa è quella di concentrare ancora più prāna al centro convogliando dal basso le energie sessuali e dall’alto quelle che normalmente verrebbero disperse con la parola o la respirazione. A questo servono le mudrā e i bandha.

A questo punto l’eccesso di prāna diviene una potenza dirompente, dal “potere di mille soli”, come si dice talvolta nei testi. Visivamente è immaginata come l’unione della luce del fuoco, del sole e della luna in un’unica intensa luce che apre le porte del canale centrale, la sushumnā, per convogliare verso l’alto tutta questa energia.

«Con le due puta (cavità) che si uniscono, il vāyu pulsa velocemente. L’unione di luna, sole e agni dovrebbe essere riconosciuta grazie al nettare» [3].

L’apertura della sushumnā è palese solo quando le energie di idā, pingalā e manipūra si riuniscono.

Questa unione si avverte nella testa come una sensazione di piacevole benessere. Il benessere è amplificato dal fatto che a questo punto il nettare vitale, l’amrita, che generalmente incontra il fuoco nell’addome, dove viene consumato, nella testa incontra il fuoco sublimato e divenuto luce, l’incontro di fuoco, sole e luna. Da questo incontro si acquisisce la coscienza del sé profondo, il purusha, che normalmente è celato dalla mente e dai sensi. Una volta acquisita questa coscienza si capisce che la luce primaria della nostra essenza viene esattamente da quel sé.

«Yajnavalkya spiegò che l’essere umano viene illuminato non solo dal sole e dalla luna, ma anche dal fuoco e dalla parola, e soprattutto dalla luce del Sé, del Purusha, che si identifica con l’intelletto e che siede in mezzo ai sensi» [4].

 

ida e pingala
Patitatārā, posizione della stella cadente rimanda all’idea della luminosità del sole e della luna. L’unione delle loro luci apre al risveglio spirituale.

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In diretto rapporto con questo articolo è la lezione pratica di hatha-yoga  Calore e luce, un modo per rendersi conto di ciò che illumina da dentro la nostra vita, dando energia al corpo e lucidità alla mente.

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  1. Ibidem. Chāndogya-upanishad, 1.3.1.
  2. Shiva-samhitā, 5.72-73.
  3. Vārāha upanishad, 5.63.
  4. Brihadāranyaka-upanishad, 4.3.5-6.

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