ARTICOLO – Il mistero del prāna

ARTICOLO – Il mistero del prāna

I due chakra minori sūrya e chandra illuminano la vita esteriore e interiore dell’essere umano, proprio come il sole e la luna illuminano il giorno e la notte. Così è secondo la fisiologia mistica dello yoga, nella quale i due satelliti del manipūra-chakra rimandano all’energia vitale e vivificante, la base dell’esistenza. La vita sulla Terra non sarebbe possibile senza l’energia del sole, allo stesso modo la vita corporea dell’essere umano non sarebbe possibile senza il prāna. Il prāna è processato a livello dell’addome ed è per questo che il “sole interiore” si trova nell’addome.

Questo sole interiore è identificato nel chakra minore detto sūrya, in cui si accumula e si smista l’energia della pingalā-nādī.

Sul piano fisiologico lo si può assimilare alla funzione del catabolismo, ovvero quella parte del metabolismo che consiste nel decomporre e bruciare i nutrienti ingeriti. Il catabolismo ha la sua controparte nell’anabolismo, la parte che utilizza il materiale scomposto per costruire ossa, muscoli, ecc.

Anche nella fisiologia dello yoga c’è una controparte di sūrya-chakra ed è chandra-chakra, in cui si accumula e si smista l’energia della idā-nādī. Chandra-chakra è controparte del sole anche a livello simbolico, poiché rappresenta la luna che illumina durante la notte quando il sole è invisibile in cielo. I due chakra rappresentano quindi la ciclicità che è essenziale nella vita cosmica [1] quanto nella vita umana.

Nella ciclicità tutte le cose manifestano si trasformano, disgregandosi e aggregandosi in nuove forme. Solo un elemento rimane costante: l’energia vitale, il prāna.

Questo suo essere substrato di tutte le cose lo fa sembrare vicino alla nostra comprensione e allo stesso tempo lo rende un mistero. Ciò che possiamo conoscere è la forma che il prāna prende, ciò cui dà vita, ma non il prāna stesso.

«Tutto ciò che si può desiderare di conoscere è una forma della mente, ciò che è ignoto è l’energia vitale, mentre la terra (la natura) è la materializzazione della parola e il fuoco è il suo organo luminoso. Lo spazio è la materializzazione della mente e il sole è il suo organo luminoso. Queste coppie si unirono, e così l’energia vitale divenne manifesta. L’energia vitale è il Signore Supremo, l’uno senza rivali. Le acque sono il corpo di questa energia vitale e la luna è il suo organo luminoso. Fin dove si estende l’energia vitale, all’infinito, si estendono le acque e la luna» [2].

Nella visione induista, un po’ come in quella biblica, il suono è alla base della creazione. Se per la Bibbia in principio era il verbo, nei Veda la sillaba Om è il suono dell’energia vitale, da cui tutto prende forma. Per questo “la terra è la materializzazione della parola”. La terra al suo centro conserva il fuoco, che talvolta si può manifestare in superficie, illuminando. Sopra la terra il cielo è uno spazio infinito illuminato dal sole. La mente ha la capacità di spaziare e creare forme infinite allo stesso modo l’intelligenza cosmica può creare forme infinite. Per questo “lo spazio è la materializzazione della mente”.

Nella materializzazione noi riusciamo a cogliere l’espressione dell’energia vitale.

Il modo in cui opera però possiamo percepirlo solo attraverso l’esempio della gestazione, le nostre acque primordiali. La gestazione è femminile. Anche la luna è considerata femminile. La luna inoltre interviene sulle maree, perciò è legata fortemente alle acque. Per questo “le acque sono il corpo di questa energia vitale e la luna è il suo organo luminoso”. Dal momento che il prāna è infinito, allora anche l’acqua e la luna devono essere infinite.

Quando realizziamo che il corpo e la mente sono solo espressioni del prāna, allora riusciamo a cogliere dei barlumi di infinito. Il primo passo per arrivarci è ricordare che il nostro essere è un microcosmo che racchiude e replica in sé tutti gli elementi. Allora ci renderemo conto che abbiamo anche la forza di quegli elementi.

«La mente è chiamata anche luna, sole, vento, vista e fuoco» [3].

 

Parvata-āsana, posizione della montagna sacra. La montagna è da sempre simbolo di spiritualità, di aspirazione al divino. Nella colonna vertebrale che è il perno della montagna individuale, l’energia scorre verso l’alto quando arriva la realizzazione. L’energia vitale è dunque il divino, il Signore Supremo come dicono i testi, l’uno senza rivali.

 

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In diretto rapporto con questo articolo è la lezione pratica di hatha-yoga  Una forma della mente,  dedicata ai cosiddetti organi luminosi.

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  1. Nella visione induista anche il cosmo è soggetto a cicli di ere, in cui si disfa e si rifa continuamente.
  2. Brihadāranyaka-upanishad, 1.5.4-13.
  3. Brihadāranyaka-upanisha, 3.8.1-11.

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